Storia
Vennero al mondo in un grembo di terra andina le prime patate “allevate” dagli uomini. Le tracce più antiche di coltivazione di patate risalgono a ben 7000 anni fa e si trovano sulle sponde nord del lago Titicaca, nel Perù meridionale. Gli Incas, la cui civiltà prosperò dal XII secolo fino all’arrivo dei conquistatori europei, non si limitavano a coltivare e mangiare patate: le veneravano. Testimonianze inconfondibili si hanno dal vasellame, le cui decorazioni e forme ripropongono insistentemente il soggetto della patata.. I tuberi erano sepolti con i defunti, per accompagnarli nell’ultimo viaggio, come li avevano accompagnati in tutti i viaggi terreni - sotto forma di chuño, patata essiccata.
La “scoperta” della batata da parte degli Europei coincide con la “scoperta” dell’America: alcuni esemplari furono portati in Spagna da Colombo non più di dodici mesi dopo il suo sbarco ad Haiti. Si narra che il navigatore ne fece omaggio alla regina di Spagna, Isabella di Castiglia, e che i tuberi venissero poi piantati nei giardini di corte. Le patate, invece, arrivarono più tardi, via Oceano Pacifico. Il primo europeo ad avvistarle fu nel 1537 Juan de Castellanos, membro della spedizione del conquistatore spagnolo Gonzalo Jimenez de Quesada. Castellanos racconta che, entrando nelle case degli indigeni nascoste tra le pieghe della Cordigliera Centrale colombiana, scovarono scorte di mais, fagioli e “tartufi”. La spedizione, non avendo trovato oro nel suo viaggio verso le Americhe, tornò in patria con un bottino dei suddetti tartufi, che altro non erano che le patate.Queste pepite alimentari divennero presto un must nelle cambuse di tutte le navi, perché ci si era accorti che le ciurme nutrite a patate non soffrivano di scorbuto. Non solo: i tuberi si guadagnarono ben presto la fama di stimolatori della virilità maschile, col merito dunque di favorire lo sviluppo demografico. Questa fama di viagra rinascimentale riprese vigore all’epoca di Napoleone, che contribuì anzi ad alimentarla dopo il matrimonio con la creola Giuseppina, ghiotta di patate dolci. Il rapporto dei tuberi col Vecchio Continente non fu però sempre rose e fiori. Sbarcate in Italia, Inghilterra, Belgio, Germania, Austria e Francia alla fine del XVI secolo, furono spesso guardate con diffidenza, come cosa sospettosamente strana se non velenosa o addirittura malefica.
La caccia alle patate-streghe fu particolarmente veemente in alcune zone della Francia durante il ‘600: accusate di trasmettere la lebbra, furono per questa ragione messe al bando nella città di Besançon, con un editto emanato intorno al 1630. I pregiudizi tra i contadini resistettero a lungo nei secoli successivi in tutta Europa: le patate furono incriminate alternativamente per essere vettori di scorfola, sifilide, rachitismo, febbre etc. Nel 1774, in una Prussia flagellata dalla carestia, fu Federico il Grande in persona a farsi testimonial della patata. Inviatone un carico a Karlberg per convincere la popolazione a piantarle, l’unica risposta che ottenne dalle autorità del luogo fu “Questa roba.. nemmeno i cani la vogliono”. Ci pensò un gendarme svevo inviato in seconda battuta a far cambiare opinioni ai locali, insegnando ai contadini come coltivarla.
(08/06/2006)
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