Strumenti di misura
Il Pil misura tutto tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta, ripeteva Robert Kennedy. Ma per decenni la quantificazione della ricchezza prodotta da tutte le sue attività economiche, noto come Pil, prodotto interno lordo, è stato l'unico metro di valutazione dello standard di vita di un paese. Per quanto, nel tempo, si sia tentato di apportare delle correzioni, questo indice risulta di grossolana approssimazione, in quanto non tiene conto di una serie fattori economicamente non quantificabili ma cruciali per la qualità di vita. Tra questi ci sono l'assistenza sanitaria, l'istruzione, il buon governo, la salvaguardia dell'ambiente, la tutela dei valori culturali e religiosi, l'annullamento della povertà, ecc. Per salvare il modello teorico ma correggerne l'inadeguatezza, negli anni '90 è stato messo a punto un altro indice, Human Develpoment Index, HDI, usato dalle Nazioni Unite per sfuggire alla trappola della misurazione della sola ricchezza. In questo caso il reddito individuale è arricchito da altri valori, come aspettativa di vita, opportunità di istruzione, ecc. che influiscono sul benessere sociale. Nel relativo rapporto annuale stilato ogni anno, i paesi occidentali ad alto reddito e avanzato sistema sociale come Norvegia, Canada, Australia e Svezia si aggiudicano i primi posti. Per quanto più credibile, l'indice di sviluppo umano è ancora lontano dalla misurazione del sentimento di soddisfazione esistenziale. All'incirca nello stesso periodo si afferma un altro indicatore economico: Genuine Progress Index, GPI, cioè l'indicatore del progresso reale. La valutazione del progresso effettivo si ottiene distinguendo tra le spese positive che aumentano il benessere e quelle negative (come i costi di criminalità, inquinamento, incidenti stradali), a differenza di quanto avviene nella misurazione del Pil in cui tutte le spese partecipano indifferentemente. Un altro indice economico alternativo è il Gross National Happiness, GNH. E' Jigme Singye Wangchuck, il sovrano del Buthan, a coniare il termine e aprire un apposito centro studi con sede nella capitale Thimphu che si occupa di creare i presupposti per la sua misurazione e la sua applicazione nella pianificazione nazionale. Sebbene suoni vagamente agghiacciante la filosofia di uno Stato che dà felicità ai cittadini, l'obiettivo morale è di rilievo: impedire che l'emergente sviluppo che investe il piccolo regno sul tetto del mondo ne tradisca l'identità basata sui valori spirituali del buddismo. Primo passo, un sondaggio a tappeto volto a stabilire se la popolazione del Buthan sia oggi più felice di quanto non lo fosse dieci anni fa.
(15/09/2006)
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