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La felicità sotto la lente / Ricchezza delle nazioni o felicità dei popoli? / Antica e nuova economia della felicità /
 
Ricchezza delle nazioni o felicità dei popoli?

La ricchezza non porta felicità, l'adagio di saggezza popolare, ha scandito per quarant'anni il credo, prima degli hippies poi dei new global. Ora il dibattito sull'incerto rapporto tra benessere materiale e la felicità perde le sue connotazioni di rivolta alla società dei consumi e si sposta tra gli accademici. L'antica intuizione si trasforma in indagini empiriche e teorie per cogliere i nessi tra Pil e soddisfazione, tra trend dei consumi e qualità della vita. Gli economisti, dati alla mano, ci dimostrano che i beni di consumo diventano dei surrogati alla mancanza di reciprocità e alla solitudine. L'ipertrofia consumistica ci lascia insoddisfatti.

Tradizionalmente in economia conta solo ciò che è misurabile, quantificabile e, per loro natura, gli stati d'animo non lo sono. Tanto più che secondo l'economia neoclassica, l'uomo è un essere razionale che mira ad aumentare il proprio utile, senza tener conto delle emozioni. E invece alcuni studiosi stanno proprio rivalutando il lato emotivo, rileggendo i comportamenti economici in chiave psicologica. In particolare, l'economista zurighese Ernst Fehr avrebbe individuato in una zona del cervello la sede di un 'naturale' bisogno di giustizia e d'equità, che farebbe da freno alle pulsioni individualistiche primarie.

Qualcuno si sospinge oltre e tenta di avvicinare l'economia a nuovi territori di studio e riflessione. Anche se ogni economista usa il concetto a modo suo: chi parla di appagamento, chi di benessere, chi di qualità della vita, chi di soddisfazione. E tuttavia finalmente viene riconosciuta l'importanza della felicità come strumento per leggere i comportamenti sociali ed economici.
Una consacrazione che spinge la felicità fuori dagli steccati delle discipline filosofiche e psicologiche, per diventare addirittura l'oggetto dei lavori di due recenti nobel per l'economia: Daniel Kahneman e Amartya Sen.


(15/09/2006)

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